mercoledì 4 settembre 2013

Canturini: parcheggi a pagamento e disobbedienza?


Un giro in bicicletta per i vari parcheggi cittadini, da poco eletti a zone di sosta a pagamento orario: da via Domea a via Murazzo. Alle ore 11,30 di stamani, mercoledì 4 settembre.
I parcheggi sono vuoti: in foto, quello di via Murazzo (dei due, quello dietro la caserma dei carabinieri).
I canturini rifiutano di parcheggiarvi.
E dire che l'amministrazione fa conto di ricavare da tali parcheggi un surplus di flussi finanziari notevole: 235 mila 462 euro, nel prossimo anno, sarà il totale dell'incremento delle entrate che l'amministrazione si aspetta di incassare dall'intera operazione parcheggi (tra aumento delle superfici interessate, soppressione della pausa meridiana non a pagamento e aumento della tariffa oraria da 8 centesimi a 1 euro).
Diciamo subito che questa operazione è una pessima operazione, contro la quale noi ci schieriamo, per vari motivi; la nostra è una contrarietà esplicita, che riguarderà questa e le altre iniziative che consideriamo sbagliate, tra quelle previste dall'amministrazione comunale. Lo diciamo laicamente, come altrettanto laicamente abbiamo plaudito alla Giunta quando ha assunto iniziative serie e condivisibili: dalla cittadinanza onoraria ai bambini figli di stranieri nati in Italia, all'astensione sul PGT in consiglio comunale.
Anzitutto, si tratta di un'operazione che non è supportata da un esplicito studio, da un piano dei parcheggi pensato e progettato. A dire la verità, non solo manca un piano dei parcheggi aggiornato al nuovo PGT, ma ancora si può trovare sul sito del Comune un piano urbano del traffico che risale al 2010, un allegato al vecchio PGT revocato dall'attuale giunta.
Di solito, quando si procede a cambiare il sistema della sosta, della viabilità e così via, si dovrebbe procedere con una certa cautela. Qui sembra che sia contato soprattutto il bisogno di fare cassa, ma siamo sicuri che proprio tale bisogno sarà raggiunto?
Di solito un intervento amministrativo e urbanistico o viabilistico operato senza uno studio preliminare (ci sono degli ottimi ingegneri del traffico in circolazione) può anche tradursi nel suo opposto: ovvero i risultati attesi possono svanire e tradursi in effetti negativi.
Un esempio. I canturini hanno abbandonato come luoghi di sosta proprio i parcheggi trasformati, da sosta libera a sosta a pagamento orario. Vuoti. E però questo ha fatto sì che sia aumentato, seppur di poco, il luogo della sosta a pagamento in piazza Marconi o nelle altre vie adiacenti (es. Piazza Parini, via Cavour). Quindi, più auto in centro, ma per una sosta molto breve. Risultato? Gli incassi attesi potrebbero essere inferiori alle cifre immaginate; però il numero di persone che, in qualche modo, potrebbe frequentare gli esercizi commerciali del centro potrebbe addirittura ridursi. Una volta sbrigate le faccende necessarie, si torna in auto (l'ausiliario della sosta incombe) e il caffè si prende in un bar dove il parcheggio è gratis, o si va al centro commerciale...
E poi, quante delle auto che prima erano parcheggiate nelle aree ora desolantemente vuote non usufruivano di sosta a lungo tempo (giornaliera ad esempio)? Esistono studi del Comune che spieghino le ragioni di tale iniziativa?
Probabilmente, l'amministrazione farebbe bene a rivedere questa sua decisione: sarebbe un segnale di intelligenza e di sensibilità.
Per questa ragione, abbiamo contribuito a raccogliere le firme per convocare un'assemblea dei cittadini che vivono o lavorano in centro, al fine di sensibilizzare il Comune a cambiare la sua scelta.
Non consideriamo questa convocazione come un'azione ostile all'amministrazione ma come un'opposizione a una specifica iniziativa dell'amministrazione, che potrebbe anche cambiare opinione a riguardo.
In attesa che tale assemblea venga convocata, invitiamo i canturini a perseguire la loro azione di obiezione di parcheggio: usino la bicicletta, se possono, o vadano a piedi in centro: vivere la città con questi mezzi di trasporto è davvero piacevole, e riconcilia con un città molto bella e umana.

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